Direttiva MIFID: uno strumento a tutela degli investitori

Direttiva MIFID cos’è e a cosa serve

C’è chi dice che il trading online non sia sicuro, che sia il territorio nel quale agiscono truffatori e imbroglioni. Tuttavia, come tutti gli investitori sanno, l’Unione Europa ha stabilito (ormai da molto tempo) delle normative in grado di tutelare gli investitori. Tra queste, spicca la direttiva MIFID, conosciuta ufficialmente come 2004/39/CE.

È uno strumento potente, che ha modificato radicalmente, e in meglio, il panorama dell’investimento speculativo. Ecco di cosa si tratta, come agisce e come ha cambiato il volto dei broker.

La direttiva MIFID, varata ormai nel lontano 2004, si poneva due obiettivi ambiziosi, riassumibili in due parole: tutelare e armonizzare. Se il primo termine non lascia adito a dubbi, il secondo merita qualche parola in più. “Tutelare”, ovviamente, si riferisce agli investitori.

La normativa protegge i “consumatori”, che nella fattispecie sono coloro che investono il denaro, sia a titolo speculativo che semplicemente per mettere a frutto i propri risparmi. Il termine “armonizzare”, invece, si riferisce alle normative. All’epoca in cui la direttiva ha fatto il suo esordio, vi era molta confusione e le leggi a livello locale tendevano a contraddirsi a vicenda. La direttiva ha imposto ai broker di fare i conti non solo con il proprio mercato, ma anche con quelli degli altri paesi membri.

Direttiva MIFID 2004/39/CE: i risvolti pratici

In concreto, il primo obiettivo, quello della tutela, è stato raggiunto costringendo, o invitando caldamente, i broker a rispettare alcuni criteri. Questi riguardano la disciplina sui depositi e sui prelievi, sulla completezza delle informazioni a disposizione degli utenti, sulla qualità dell’assistenza. Inoltre, ha stabilito che tutte le società di intermediazione debbano possedere una licenza presso un ente regolamentato, sebbene se ne consigli una seconda.

Per quanto riguarda l’armonizzazione o per meglio dire l’integrazione tra le normative, la direttiva ha agito sempre al livello dei broker. Ha costretto questi ultimi a imporre una offerta unica per tutti i mercati europei, e lo stesso vale per le regole di ingaggio.

Queste imposizioni, a dire il vero, hanno creato più di qualche problema ai broker. Anche perché, in ogni caso, sono costretti a rispettare non solo le normative comunitarie ma anche quelle locali, che spesso sono in conflitto (tale fenomeno non riguarda solo il trading).

Ad ogni modo, è bene specificare che un contributo importante è stato apportato da internet. Il trading online, infatti, si presta a una omogeneità più spiccata. I broker che operano sul web, infatti, non hanno particolari difficoltà a mettere a disposizione una offerta unica per tutti i clienti.

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