Trading come secondo lavoro

Trading online come secondo lavoro: i pro

Il sogno di molti è vivere di rendita. A giudicare dalle pubblicità che girano online, sembra che la soluzione più semplice e immediata sia il trading. La realtà è ben diversa, almeno per la maggior parte degli investitori, e molti infatti si approcciano al trading online con la prospettiva di trovare un secondo lavoro. Si tratta di una strada percorribile? Quali sono i vantaggi e i limiti di questa scelta? Scopriamolo insieme.

Il trading non ha orari. L’investitore è libero di tradare quando vuole. Certo, se si parla di mercato come l’azionario, fa fede l’orario di apertura e chiusura delle piazze, ma è innegabile: non c’è nessun ufficio e nessun capo che richieda una frequenza. È inoltre un’attività che può essere svolta ovunque (è sufficiente una connessione). Queste caratteristiche sono tipiche dei lavori part-time. Dunque, da questo punto di vista, il trading può essere considerato come un secondo lavoro.

Il trading è poi un’attività che richiede formazione. Proprio come tutti i mestieri e le professioni di questo mondo, una fase di preparazione precede il momento in cui ci si approccia al lavoro effettivo. Si tratta di un particolare che i meno esperti spesso ignorano, attratti come sono dalle sirene del guadagno facile. Eppure lo studio è essenziale. Le possibilità non sono poche: libri, webinar, blog, account demo. Teoria e pratica, c’è tutto.

Trading online e lavoro: i contro

Ci sono alcuni argomenti che depongono a sfavore dell’associazione “trading come secondo lavoro”. Da un certo punto di vista, il trading non può essere considerato un lavoro, né full time né part time.

In primo luogo, l’elemento di programmazione tipico di tutte le professioni è totalmente assente. Persino l’imprenditore, che è precario per definizione, può pianificare come minimo nel breve termine: ha in carico delle commissioni e sa più o meno quanto guadagnerà. Il trader può fare solo stime, e in ogni caso non sa fino all’ultimo momento se è in perdita o in profitto.

Il secondo aspetto riguarda l’approccio emotivo. Un abisso separa il trading e il mondo delle professioni. Non esiste nessun mestiere che sottopone il lavoratore a uno stress emotivo paragonabile a quello del trader. Questa affermazione potrà sembrare esagerata, ma non è così: i ritmi sono incalzanti anche quando non si fa scalping.

Un altro minus è dato infine da una questione più pratica. Tutte le professioni consistono nel produrre qualcosa o nell’offrire un servizio. Ebbene, nel trading, fosse anche trading come secondo lavoro, non si produce nulla e non si assolve a nessun servizio. E’ semplicemente un investimento. Investire può essere considerato un lavoro? Dopotutto, c’è qualcuno che pensa di sì, ma a questo punto la questione è soggettiva.

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